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Milano, la Mediazione familiare “entra” in Tribunale

Spesso siamo portati a pensare che i Tribunali siano solamente luoghi di soluzione draconiana del conflitto: c’è chi ha ragione e chi ha torto e spetta sempre al Giudice decidere, battendo sonoramente il martelletto. Una visione manichea del winner takes it all che mal si addice a quelle situazioni familiari che devono riorganizzarsi dopo la fine di un amore.
Non sempre, infatti, una decisione netta – per quanto intelligente e ponderata – risolve il problema. Pensiamo ai figli: papà e mamma, con l’affido condiviso, devono assumere insieme le decisioni che li riguardano e quando sono in disaccordo chiedono al Giudice che diventa – suo malgrado- il terzo genitore; si tratta di uno schema che non sempre può funzionare, perché si basa sull’abdicazione del ruolo educativo da parte dei genitori e su un clima di permanente litigio che finisce per danneggiare proprio i figli.
Esistono però strumenti alternativi, e uno dei più interessanti è la mediazione familiare: un professionista, imparziale, specializzato e formato ad hoc, che aiuta le parti a trovare i giusti canali di comunicazione, a individuare una soluzione concordata del loro conflitto e a  riorganizzare le relazioni dopo la separazione.
La mediazione familiare – se svolta in maniera volontaria, responsabile e non in contrapposizione con “la soluzione legale” – fornisce alle parti gli strumenti utili per sciogliere i nodi attuali ma anche quelli futuri, limitando gli effetti dannosi che la rottura del rapporto provoca sui figli.
Nonostante esista da vent’anni, questo istituto sembra essere ancora poco conosciuto ai più; per ovviare a questo deficit e confidando nella ricchezza della risorsa, il Tribunale di Milano dal mese di aprile mette un’aula della Sezione Famiglia a disposizione di chiunque (non solo genitori, ma anche avvocati e altri operatori) voglia prendere informazioni su questo strumento e sui suoi costi (tutti i martedì dalle 10 alle 14, via San Barnaba 50); uno Spazio – termine che dà il senso dell’abbattimento degli steccati – e non uno semplice sportello – che ricorderebbe qualcosa di angusto e burocratico – come hanno tenuto a sottolineare gli ideatori dell’iniziativa (Il Presidente del Tribunale Roberto Bichi, quello della Sezione Famiglia,  Anna Cattaneo, quello dell’Ordine degli Avvocati Remo Danovi, i rappresentanti dei centri di mediazione e l’Assessore Majorino).
Un’iniziativa simile (ma per certi aspetti diversi) è stata assunta dal Tribunale di Roma che, in collaborazione con La Sapienza, ha deciso di sperimentare uno Spazio Famiglia e minori (sulla scia di analoga iniziativa fatta dal 2000 al 2015).
Con queste iniziative, i Tribunali si trasformano da centri di contrapposizione frontale a luoghi di cooperazione circolare; perché un amore non deve finire sempre alla “Kramer contro Kramer”.

2018-06-01T18:14:24+00:00